Il suono dell’anima. Musica e metafisica nella riflessione filosofica e teologica

Natoli C., Il suono dell’anima. Musica e metafisica nella riflessione filosofica e teologica, Roma 2013, 24x17 cm, 249 p., ISBN 978-88-548-5732-2, € 15,00.

 

L’ultimo lavoro del prof. Cesare Natoli, che intendiamo presentare come invito alla lettura, indaga in quali termini si è parlato ed è possibile parlare ancora oggi del rapporto tra suono e immaterialità, tra suono e struttura ontologica del reale, tra immaterialità e spiritualità. L’Autore, considerando i nodi fondamentali dello sviluppo del pensiero filosofico e  teologico occidentale, muove le sue riflessioni dall’ipotesi che il fenomeno musicale può costituire anche un «terreno fertile per rivisitare la vexata quaestio del rapporto mente-corpo (e di quello tra soggetto e oggetto)». Scrive: «arte o sovrasensibile? Raffinato prodotto della corporeità o paradigmatico linguaggio metafisico? Il dilemma attraversa come un fiume carsico l’intera riflessione sulla musica; e lo fa trovando posto, in vesti e sembianze diverse, in contesti storici e culturali anche distanti tra di essi»  (p. 11). Natoli assume come punto di partenza la possibilità di parlare del rapporto tra musica e metafisica, rinunciando ad ogni tipo di ‘pudore’ e allontanandosi da possibili derive misticheggianti e antroposofiche, tese casomai a riproporre inflazionate metafore o poesie a buon mercato. In termini più semplici: ripercorrendo le tappe fondamentali della tradizione metafisica occidentale, si evidenzia, con crescente consistenza, la presenza nell’esperienza musicale di un’area di mediazione: «di una zona di confine […] tra sensibile e immateriale in forza della quale sia possibile ipotizzare che la musica costituisca sì un trascendimento dell’empiricità, ma, contemporaneamente, un’attività profondamente radicata nel sensibile» (p.13). Il fenomeno musicale è considerato, annota ancora lo stesso Autore, in chiave strettamente filosofica, prescindendo da osservazioni stilistiche, storiche o di genere. In dialogo con la scienza teologica, poi, l’iter argomentativo ripropone letture esegetiche di testi scritturistici, soprattutto nell’ultima parte, che pongano al centro l’uomo che, con il canto e il suono, si fa interprete della lode cosmica che dall’orizzonte creato si leva a Dio. Il lavoro, agile e chiaro nella sua esposizione, nonostante la complessità degli argomenti, si compone di quattro capitoli: il primo capitolo «Anima e κόσμος» considera il pensiero greco classico e i successivi sviluppi dello stesso nell’età patristica fino al Settecento europeo; il secondo, proseguendo con metodo sempre diacronico, l’investigazione della Musikanschaung, fissa l’attenzione sul Romanticismo e il Novecento. Di diverso tipo e dunque con diversa metodologia è sviluppato il terzo capitolo «La musica in alcune tradizioni di studi psicologici e antropologici» che pone l’accento sul rapporto esistente tra musica e scienze della psiche. Il quarto ed ultimo capitolo, muovendo da acquisizioni teoretiche precedentemente evidenziate, a partire dal dato biblico, in merito al canto e alla musica, approda a riflessioni teologiche su natura, complessità, analogia estetica e immortalità, care a pensatori come Barth, von Balthasar, de Chardin. Degne di nota sono pure la parentesi letteraria che chiude il primo capitolo, in merito ad uno studio di filologia classica sull’Eneide condotto da Mariarita Paterlini su Orfeo e la musica delle sfere e le considerazioni sulla lettera che Karl Barth scrisse e idealmente indirizzò a Mozart, nel quarto capitolo. Vicino a riflessioni condotte all’interno della filosofia della complessità, Natoli, infine, prova ad applicare tale metodo alle prospettive teologiche ed evitando un superficiale concordismo giunge alla formulazione della tesi secondo cui «la dimensione spirituale viene ‘dal basso’, dalla materia, perché già potenzialmente contenuta in essa; e un’attività eminentemente spirituale come la musica, dal canto suo, consente, nella e grazie alla – fisicità, l’intercettazione di forze ed energie meta/fisiche che, diversamente, rischierebbero di restare silenti» (p. 214). Così la musica, fatta di suoni scritti con segni, materialità dunque, trascende se stessa verso suoni di segno altro e oltre, immaterialità e/o spiritualità. Ci piace chiudere questo invito alla lettura suggerendo la contemplazione di un dipinto di Gustave Moreau che lo stesso Natoli propone a chiusa del suo lavoro: la ragazza tracia che, sulle sponde dell’Ebro, tiene tra le mani, appoggiata sulla lira, la testa mozzata di Orfeo: segno del rapporto tra la corporeità materiale di un cadavere decapitato e l’immortalità allusa dal suono della lira.

 

Vincenzo M. Majuri

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