Manuale di semiotica

 

 

Meli  Antonio, Manuale di semiotica, “Manuali di Panteno-Catechetica”, 2, Elledici – Coop.S.Tom., Messina 2007, 23,5x16 cm, 206 p., ISBN 88-86212-53-4, € 18,00.

 

In un tempo, quale è il nostro che viviamo, di comunicazioni, di immagini, di segni, di informazioni variegate e in grande quantità, l’attitudine innata nell’essere umano di comunicare con i propri simili, può diventare oggetto di studio sistematico e organico. Il testo che presentiamo, con l’intento di un invito alla lettura e alla riflessione personale, è offerto al lettore come un manuale di semiotica, la disciplina scientifica che, giovane per nascita e antica per fondazione, si occupa di studiare la comunicazione umana. L’Autore, Antonio Meli, salesiano, professore straordinario di Scienze della Comunicazione presso l’Istituto Teologico “San Tommaso” di Messina, inizia la sua trattazione rintracciando, nella storia del pensiero occidentale, le istanze di pensiero più significative per la scienza del linguaggio. È possibile, infatti, rintracciare la semiotica nella riflessione gnoseologica dei pensatori dell’evo antico, nella riflessione teologica medioevale e nella questione morale in generale. Il concetto fondamentale di «segno» come qualcosa che rinvia a qualcos’altro naturalmente o convenzionalmente è presente nel pensiero greco antico, anche dal punto di vista lessicale. La riflessione teologico-filosofica dell’età medioevale non ha trascurato l’importanza della comunicazione, a partire dalla profonda relazione gnoseologica tra i concetti elaborati dall’intelletto e le realtà «extramentali». Nell’età moderna, muovendo dalla svolta cartesiana, lo studio dei segni della comunicazione umana ha assunto uno statuto scientifico proprio. Grazie soprattutto all’Empirismo inglese, e in particolare al filosofo John Locke, accanto alla filosofia naturale (Physis) e alla scienza etica (Praktikè), si affianca la Semeiotikè, la dottrina che studia i segni usatu dallo spirito umano per la comprensione della realtà. Nell’età contemporanea, è lo statunitense Charles Sanders Peirce (1839-1914) - riconosciuto come uno dei padri fondatori della semiotica - ad elaborare il concetto di «semiosi», che molto efficacemente l’Autore definisce «come relazione triadica tra segno, oggetto e interpretante» (p. 17). Dopo un percorso storico sintetico e puntuale allo stesso tempo (cap. I), l’Autore dedica il capitolo II alla trattazione sistematica di due fattori necessari in ogni processo comunicativo umano: il segno e il codice. Alla definizione di «segno», segue l’esposizione delle modalità di produzione segnica e la classificazione dei segni in iconici, indicali e simbolici. Il prof. Meli considera, poi, il codice che stabilisce equivalenze, convenzionalizzate e socializzate, fra un sistema di significanti e un sistema di significati (cfr. pp. 46-47). Il capitolo III, sviluppando tematiche storiche accennate nel capitolo I,  rende conto della cosiddetta «svolta semantica» avvenuta nell’età contemporanea con lo studio del logico e matematico tedesco Gottlob Frege, per il quale «noi siamo incapaci di afferrare un pensiero se non è espresso linguisticamente o simbolicamente» (p. 60). Segue la presentazione della semantica dei linguaggi formalizzati, della semantica logica delle lingue naturali e della semantica cognitivista. Completa l’esposizione il progetto, elaborato dall’inglese M. Dummett, di una teoria semantica sistematica che vorrebbe sostituire la nozione di «verità» con il concetto di «verificazione». I capitoli seguenti presentano, in ordine, le questioni inerenti il significato (cap. IV), il testo (cap. V), il rapporto tra testo e contesto (cap. VI). Il capitolo VII, muovendo dalla constatazione che ogni comunicazione instaura relazione, esamina il processo comunicativo, mentre il capitolo VIII rende conto della potenza semantica del linguaggio verbale. Va rilevato, in conclusione, che il presente studio nella sua totalità vuole rintracciare il carattere di «trascendenza» della competenza comunicativa umana, inteso come l’insieme di quei fattori che rendono la comunicazione umana «necessaria» e «universale».

Vincenzo M. Majuri

 

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